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SANT’ONOFRIO
Facciamo un salto nel tempo. Siamo nel medioevo, nel VII secolo: molti monaci bizantini che praticano la religione greco-ortodossa sono costretti a fuggire dall’oriente perché, a causa di una legge dell’imperatore di Bisanzio, non possono più adorare le immagini sacre. Molti si rifugiano nel Salento, dove costruiscono dei monasteri e scavano nella roccia delle chiese rupestri dette cripte. L’arrivo dei monaci basiliani fa rifiorire l’agricoltura nel Salento perché lavorano con costanza la terra e importano qui varie piantagioni: la quercia Vallonea, dalle grosse ghiande dalle quali veniva ricavata una farina e dalle quali si estraeva il tannino che serviva per lavorare il pellame; importano il gelso, il carrubo, il pino d’Aleppo e incrementano anche la coltura dell’olivo e la produzione dell’olio. Naturalmente i monaci bizantini sono fortemente legati alla cultura e alla lingua greca: nei vari monasteri ci sono delle grandi biblioteche e gli stessi monaci trascrivono a mano interi testi poetici e filosofici in lingua greca e latina. Le cripte, luoghi di culto dei monaci greci, erano interamente affrescate con immagini sacre. Nella Grecia salentina questi affreschi si possono ammirare ancora oggi nella cripta di Santa Cristina a Carpignano Salentino. A Castrignano dei Greci la cripta bizantina dedicata a Sant’Onofrio è una delle più antiche del Salento. Rimasta sepolta per molto tempo sotto le macerie di una chiesa sovrastante, viene riportata alla luce e restaurata proprio pochi decenni fa.
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the
UN's Sustainable Development Goals